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Mobbing – “to mob” – attaccare, assalire tumultuosamente….

 Con l’approvazione della risoluzione del Parlamento Europeo del 20.09.2001, le parti sociali hanno preso atto che anche nelle pubbliche amministrazioni sta emergendo il fenomeno del mobbing, inteso come forma di violenza morale o psichica nei confronti dei dipendenti.

 Il CCNL 22.01.04 all’art.8 , prevedeva l’istituzione, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del contratto stesso, di uno specifico comitato paritetico per il mobbing presso ciascuna sede di lavoro, con i seguenti compiti:

 

-          raccolta dei dati relativi all’aspetto quantitativo e qualitativo del fenomeno del mobbing in relazione alle materie di propria competenza;

-          individuazione delle possibili cause del fenomeno, con particolare riferimento alla verifica dell’esistenza di condizioni di lavoro o fattori organizzativi e gestionali che possano determinare l’insorgere di situazioni persecutorie o di violenza amorale;

-          formulazione di proposte di azioni positive in ordine alla repressione delle situazioni di criticità, anche al fine di realizzare misure di tutela del dipendente interessato;

-          formulare proposte per al definizione di codici di condotta.

 

A quanto risulta in pochissimi Enti si è provveduto a dare applicazione a quanto previsto, nel caso in cui riteniate non procrastinabile l’istituzione del comitato, occorre sollecitare le Amministrazioni e le altre componenti sindacali sollecitando l’applicazione di quanto previsto dalla normativa sopra citata. Chi crede di essere colpito da questa condotta puo’ rivolgersi alle OOSS, se vuole procedere per via stragiudiziale, o costituendosi parte civile intentando causa al datore di lavoro per ottenere il risarcimento del danno morale, patrimoniale e biologico. Occorre, purtroppo, precisare che nelle aule di giustizia italiane, a tutt’oggi, non si puo’ dire che il mobbing abbia avuto grande fortuna. Le difficoltà che nascono in giudizio sono rappresentate dalla complessità della prova, trattandosi di materia estremamente elaborata e di difficilmente provabile. Nel caso in cui si renda necessario percorrere questa strada, occorre tenere presente che vi sono alcuni elementi da non sottovalutare: vi sono parametri elaborati da Harald Ege (2002) per il riconoscimento e la valutazione del danno del mobbing, come ad esempio che le azioni ostili devono accadere almeno quattro volte al mese, il mobbing non è una singola azione ostile, ma sono necessarie ripetute azioni attive,inoltre  il conflitto deve essere in corso da almeno sei mesi e, ovviamente, supportato da elementi oggettivi e/o prove testimoniali. Purtroppo, tale azione è rivolta anche agli appartenenti alla Polizia Locale, non sono rari i casi in cui l’Amministratore o il Comandante di turno hanno preso di mira alcuni colleghi, il Sulpm ha infatti intrapreso già alcune cause per tutelare i lavoratori stessi. Non è poi frutto di casualità che le vittime del mobbing siano, nella maggior parte delle circostanze, individui professionalmente validi ed efficaci, moralmente integri, per nulla propensi al compromesso e, magari, con una serena posizione economico-familiare.

 Segreteria provinciale via morane 215 modena - tel/fax 059395097 - modena@sulpm.net

 

Presentiamo una raccolta di pareri e sentenze sul "mobbing".

L' opera è a cura  della dottoressa Simonetta Delle Donne.

PROVA IN GENERE (MAT. CIV.) - Onere della prova
Trib. Napoli 4 gennaio 2005

 

 Il c.d. mobbing richiede la sussistenza di una pluralità di azioni, frequenti e sistematiche, poste in essere dal datore o dai colleghi di lavoro caratterizzate da una finalità persecutoria nei confronti del dipendente; sul piano propriamente processuale, in coerente applicazione dei principi generali in tema di distribuzione degli oneri probatori ( art. 2697 c.c.), spetta al lavoratore provare le singole condotte, attive o anche solo omissive, poste in essere con intento persecutorio nei suoi confronti e quindi il nesso di causalità tra i predetti comportamenti ed il danno del quale si chiede ristoro.

Trib. Napoli 04-01-2005
A.A. c. CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE e altri

FONTI
Massima redazionale, 2005

 

 

COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIV. - Giurisdizione - del giudice ordinario e del giudice amministrativo
Cass. civ. sez. un. 4 maggio 2004, n. 8438

 

In tema di azione promossa da un dipendente nei confronti del suo datore di lavoro pubblico per il risarcimento del danno all'integrità psicofisica derivante da condotte antigiuridiche configuranti la fattispecie del mobbing, il riparto di giurisdizione è strettamente subordinato all'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità in concreto proposta, in quanto, se trattasi di azione contrattuale, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo - allorché la controversia abbia per oggetto una questione relativa a un periodo del rapporto di lavoro antecedente al 30 giugno 1998 -mentre, se trattasi di azione extracontrattuale, la giurisdizione appartiene al giudice ordinario. Al fine di tale accertamento, deve ritenersi proposta l'azione di responsabilità extracontrattuale tutte le volte che non emerga una precisa scelta del danneggiato, mentre si può ritenere proposta l'azione di responsabilità contrattuale quando la domanda di risarcimento del danno sia espressamente fondata sull'inosservanza, da parte del datore di lavoro, di una puntuale obbligazione contrattuale.

Cass. civ. sez. un. 04-05-2004, n. 8438
Canevari

FONTI
Guida al Diritto, 2004, 21, 76

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Cass. civ. sez. un. 4 maggio 2004, n. 8438

 

Qualora il lavoratore agisca per il risarcimento del danno da mobbing denunciando la violazione di specifici obblighi contrattuali derivanti dal rapporto di lavoro (nella specie mutamento di mansioni, trasferimento, assegnazione a locale insalubre, privazione dei riposi ecc.) deve ritenersi proposta un'azione per responsabilità contrattuale in quanto la tutela invocata attiene a diritti soggettivi derivanti direttamente dal rapporto di lavoro, indipendentemente dalla natura dei danni subiti.

Cass. civ. sez. un. 04-05-2004, n. 8438
Canevari

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2004, 339

 

 

IMPIEGO PUBBLICO - Competenza e giurisdizione - in genere
Cass. civ. sez. un. 4 maggio 2004, n. 8438

 

Ai fini del riparto di giurisdizione rispetto ad una domanda di risarcimento danni proposta da un pubblico dipendente nei confronti dell'amministrazione, che non sia assoggettata alla nuova disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 80 del 1998, assume valore determinante l'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità in concreto proposta, in quanto, se si tratta di azione contrattuale, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, mentre, se si tratta di azione extracontrattuale, la giurisdizione appartiene al giudice ordinario. (Nella specie, relativa ad azione risarcitoria fondata sull'esistenza di comportamenti vessatori posti in essere dalla P.A. e configuranti - secondo il pubblico dipendente - un'ipotesi di mobbing, la S.C. ha dichiarato la giurisdizione del giudice amministrativo, sul presupposto che gli atti asseritamente lesivi - tutti avvenuti in epoca antecedente al 30 giugno 1998 - si riferivano a violazioni di specifici obblighi contrattuali derivanti dal rapporto di pubblico impiego).

Cass. civ. sez. un. 04-05-2004, n. 8438
Canevari

FONTI
Mass. Giur. Lav., 2004, 554 nota di MANNACIO
Foro Amm. CDS, 2004, 1311
Resp. civ., 2004, 220 nota di CES

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Milano 26 aprile 2004

 

Con l'espressione "mobbing" si intende una successione di fatti e comportamenti posti in essere dal datore di lavoro con intento emulativo ed al solo scopo di recare danno al lavoratore, rendendone penosa la prestazione, condotto con frequenza ripetitiva ed in un determinato arco temporale sufficientemente apprezzabile e valutabile.

Trib. Milano 26-04-2004
Tannini c. Viatris s.p.a.

FONTI
Lavoro nella Giur., 2004, 1308

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Milano 26 aprile 2004

 

Non è sufficiente ad integrare la fattispecie del "mobbing" l'allegazione e la prova - il relativo onere incombe sul lavoratore - di fatti che denotano esclusivamente la sussistenza di divergenze di vedute tra il lavoratore ed il suo superiore gerarchico.

Trib. Milano 26-04-2004
Tannini c. Viatris s.p.a.

FONTI

 

 

LAVORO (RAPPORTO) - Lavoro - subordinato in genere
App. Bologna sez. lav. 29 marzo 2004

 

Il lavoratore che denunci un fenomeno di mobbing non può limitarsi a fornire la prova dell'esistenza dei singoli episodi di persecuzione ma deve dimostrare anche la finalità unitaria delle singole azioni poste in essere dal datore di lavoro allo scopo di ottenerne le dimissioni nonché l'esistenza di un intento persecutorio e le ragioni alla base di tale comportamento datoriale.

App. Bologna sez. lav. 29-03-2004
KK s.p.a. c. XX

FONTI
Sito Giuraemilia.it, 2004

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Modena 18 febbraio 2004

 

I connotati istituzionali del mobbing escludono di poter procedere disciplinarmente per violazione dei doveri di fedeltà e collaborazione nei confronti del lavoratore che si sia limitato a denunciare alla sola dirigenza dell'impresa comportamenti mobbizzanti ai propri danni non supportati dalle indagini introaziendali, in quanto la fattispecie mobbing presuppone strutturalmente il comportamento di denuncia.

Trib. Modena 18-02-2004

FONTI
Lavoro nella Giur., 2004, 685 nota di MARINELLI

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Campobasso 16 gennaio 2004

 

In ipotesi di mobbing, concretizzatosi nel protratto demansionamento del lavoratore e in comportamenti lesivi della sua persona, il datore di lavoro risponde dei danni per violazione dell'art. 2087 c.c.

Trib. Campobasso 16-01-2004
Pesce c. Ministero dell'Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2004, 107

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Campobasso 16 gennaio 2004

 

Il mobbing che abbia inciso sulla salute psichica del lavoratore provoca un danno biologico da liquidarsi in via equitativa.

Trib. Campobasso 16-01-2004
Pesce c. Ministero dell'Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2004, 107

 

 

DANNI IN MATERIA CIV. E PEN. - Danno - biologico
T.A.R. Veneto sez. I 8 gennaio 2004, n. 2

 

Ai sensi dell'art. 68, D.lg. 7 febbraio 1993, n. 29, come sostituito dall'art. 29, D.lg. 31 marzo 1998, n. 80, restano devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie relative ai rapporti di lavoro di cui all'art. 2, commi 4 e 5, D.lg. n. 80, cit. (tra le quali quelle relative al personale militare e della polizia di Stato), comprese quelle attinenti ai diritti patrimoniali connessi; pertanto, rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la domanda di risarcimento del danno professionale e biologico da mobbing. (Nella specie, si trattava di un maresciallo capo del corpo della guardia di finanza).

T.A.R. Veneto sez. I 08-01-2004, n. 2

FONTI
Ragiusan, 2004, 243-244, 195

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Corte cost. 19 dicembre 2003, n. 359

 

È costituzionalmente illegittima la legge della Regione Lazio 11 luglio 2002, n. 16 (Disposizioni per prevenire e contrastare il fenomeno del mobbing nei luoghi di lavoro).

Corte cost. 19-12-2003, n. 359
Presidente Consiglio dei Ministri

FONTI
Lavoro nella Giur., 2004, 353 nota di NUNIN

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Corte cost. 19 dicembre 2003, n. 359

 

Deve ritenersi precluso alle Regioni la possibilità di intervenire, in ambiti di potestà normativa concorrente, con norme che vanno ad incidere sul terreno dei principi fondamentali. La legge della Regione Lazio 11 luglio 2002, n. 16, contenendo nell'art. 2 una definizione generale del fenomeno "mobbing" che costituisce il fondamento di tutte le altre singole disposizioni, è evidentemente viziata da illegittimità costituzionale. Siffatta illegittimità si riverbera, dalla citata norma definitoria, sull'intero testo legislativo.

Corte cost. 19-12-2003, n. 359
Presidente Consiglio dei Ministri

FONTI
Massima redazionale, 2004

 

 

REGIONE - Competenza della Regione, in genere
Corte cost. 19 dicembre 2003, n. 359

 

La questione di legittimità costituzionale della legge della regione Lazio 11 luglio 2002, n. 16, sollevata in riferimento all'art. 117, comma 2, lett. 1) e g), co. 3, è fondata in quanto tale legge, disciplinando la materia del mobbing, eccede le competenze della legislazione regionale.

Corte cost. 19-12-2003, n. 359
Presidente Consiglio dei Ministri

FONTI
Mass. Giur. Lav., 2004, 297 nota di LANOTTE

 

 

REGIONE - Competenza della Regione, in genere
Corte cost. 19 dicembre 2003, n. 359

 

È incostituzionale, per violazione della competenza statale esclusiva in tema di ordinamento civile [art. 117, comma 2, lett. l), Cost.] e per violazione dei principi della legislazione statale in materia sanitaria ( art. 117, comma 3, Cost., l'intera L. reg. Lazio 11 luglio 2002, n. 16, che disciplina il fenomeno del mobbing sul lavoro, posto che a) fornisce autonomamente la descrizione giuridica del fenomeno (così incidendo anche sulle definizioni emergenti in sede comunitaria); b) detta procedure per far valere la responsabilità per i danni subiti; e) dà facoltà ai cd. centri anti-mobbing di diagnosticare i disturbi ed avviare il lavoratore ai servizi sanitari specialistici, e quindi, la detta legge, in definitiva, muove dall'erroneo presupposto che, di fronte all'assenza di una specifica disciplina nazionale di un fenomeno emergente nella vita sociale, le Regioni abbiano, seppure in via provvisoria, poteri illimitati di legiferare.

Corte cost. 19-12-2003, n. 359
Presidente Consiglio dei Ministri

FONTI
Ragiusan, 2004, 239/240, 270

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Corte cost. 19 dicembre 2003, n. 359

 

È incostituzionale la L. reg. Lazio 11 luglio 2002 n. 16 la quale contiene una definizione generale ed una disciplina del fenomeno mobbing.

Corte cost. 19-12-2003, n. 359
Presidente Consiglio dei Ministri

FONTI
Foro It., 2004, 1, 1694
Foro It., 2004, 1, 2320 nota di COSIO

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Corte cost. 19 dicembre 2003, n. 359

 

Il termine mobbing designa, in campo etologico e sociologico, un fenomeno articolato consistente in una serie di atti e comportamenti vessatori, di tipo commissivo od omissivo - magari in sé leciti o da soli giuridicamente insignificanti, ma elementi rilevanti in una ottica complessiva - protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore, destinatario e vittima, da parte dei componenti del gruppo di lavoro in cui egli è inserito o del suo capo, caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione. Posto che, allo stato delle attuali esperienze, il fenomeno del mobbing provoca l'insorgere nel destinatario di disturbi eventualmente anche a sfondo psicotico, ovvero reazioni alle persecuzioni ed emarginazioni a carattere perfino illecito che possono condurre alle dimissioni o al licenziamento, un'ipotizzabile regolamentazione in materia può riguardare un triplice oggetto la prevenzione e repressione dei comportamenti dei soggetti attivi del fenomeno, le misure di sostegno psicologico della vittima e, se del caso, le procedure di accesso alle necessarie terapie sanitarie, il regime delle condotte poste in essere per reazione dalla stessa vittima. Premesso che, in carenza di specifica normativa statale, la giurisprudenza prevalente riconduce le fattispecie di mobbing entro la previsione dell'art. 2087, cod.civ., concernente le misure che, a pena di responsabilità, l'imprenditore deve adottare a tutela dell'integrità fisica e morale del prestatore, la materia riguardata dal fenomeno, valutato nella sua complessità anche alla luce degli atti normativi interni e comunitari, è riconducibile, sotto il profilo della regolazione degli effetti sul rapporto di lavoro, all'ordinamento civile di cui all'art. 117, comma 2, lett. l), Cost., nonché, comunque, all'esigenza di salvaguardia della dignità e dei diritti fondamentali del lavoratore, a mente degli artt. 2 e 3, Cost., mentre, per gli aspetti incidenti sulla salute fisio-psichica del lavoratore, rientra, ai sensi dell'art. 117, comma 3, nella tutela e sicurezza del lavoro ed in quella della salute, cui la prima tutela si collega.

Corte cost. 19-12-2003, n. 359
Presidente Consiglio dei Ministri

FONTI
Ragiusan, 2004, 239/240, 269

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Catania 3 dicembre 2003

 

In caso di illegittimo licenziamento del lavoratore, il danno biologico non è "in re ipsa", ma presuppone un atto arbitrario e discriminatorio del datore di lavoro costituente "mobbing", sempre che tale atto abbia effettivamente danneggiato la salute psichica e/o fisica del lavoratore.

Trib. Catania 03-12-2003

FONTI
Mass. Giur. Lav., 2004, 6, 104

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Milano 31 luglio 2003

 

Il mobbing si identifica in atti e comportamenti ostili, vessatori e di persecuzione psicologica, posti in essere dai colleghi, il c.d. mobbing orizzontale, e/o dal datore di lavoro e dai superiori gerarchia, il c.d. mobbing verticale, nei confronti di un dipendente, individuato come vittima, atti e comportamenti intenzionalmente volti ad isolarla ed emarginarla nell'ambiente di lavoro, e spesso finalizzati ad ottenerne l'estromissione. Elemento essenziale, dunque, per definire come esistente un comportamento di mobbing è che la vessazione psicologica sia attuata in modo sistematico, ripetuto per un apprezzabile periodo temporale, così da far assumere significatività oggettiva a tali atti, tipici dell'imprenditore o meno, e permettendo di distinguerli dall'indeterminatezza dei rapporti interpersonali ed in particolare dal conflitto puro e semplice.

Trib. Milano 31-07-2003
Y. c. Azienda Ospedaliera G. S. di Garbagnate

FONTI
Lavoro nella Giur., 2004, 402

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Tempio Pausania 10 luglio 2003

 

Alla stregua dell'art. 2087 del codice civile il comune, quale datore di lavoro, è obbligato a tutelare la personalità morale dei prestatori di lavoro con conseguente responsabilità contrattuale per il pregiudizio derivante dall'attività persecutoria posta in essere dal sindaco nei confronti di un dipendente comunale. L'art. 2087 del c.c. infatti ben si attaglia alle fattispecie di mobbing, poiché, trasferendo in ambito contrattuale il più generale principio del neminem laedere, inverte l'onere della prova, così che grava sul datore l'onere di provare di aver ottemperato all'obbligo di protezione dell'integrità psico-fisica del lavoratore, mentre grava su quest'ultimo il solo onere di provare la lesione dell'integrità psico-fisica ed il nesso di causalità tra tale evento dannoso e l'espletamento della prestazione lavorativa. L'eventuale predisposizione caratteriale del soggetto mobbizzato, che contribuisca ad amplificare gli effetti del mobbing, non fa inoltre venir meno il dovere, in capo al soggetto mobbizzante, di risarcire il danno biologico nella sua interezza in quanto una comparazione del grado di incidenza eziologica di più cause concorrenti può instaurarsi soltanto tra una pluralità di comportamenti umani colpevoli, ma non tra una causa umana imputabile ed una concausa naturale non imputabile.

Trib. Tempio Pausania 10-07-2003
F.A.N. c. Comune di Loiri Porto San Paolo

FONTI
Risorse umane, 2003, 761 nota di ZAMPIERI

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Tempio Pausania 10 luglio 2003

 

La nozione di "mobbing", che trae origine dall'elaborazione della sociologia e psicologia del lavoro, va intesa quale forma di comunicazione ostile ed immorale diretta in maniera sistematica da uno o più individui (mobber o gruppo di mobber) verso un altro individuo (mobbizzato) che si viene a trovare in una posizione di mancata difesa; ovvero, costituisce "mobbing" un processo di comunicazioni e di azioni conflittuali tra colleghi o tra superiori in cui la persona attaccata e messa in una posizione di debolezza e mancanza di difese, aggredita direttamente e indirettamente, da una o più persone con aggressioni sistematiche, frequenti e protratte nel tempo il cui fine consiste nell'estromissione, reale o virtuale, della vittima dal luogo di lavoro.

Trib. Tempio Pausania 10-07-2003
F.A.N. c. Comune di Loiri Porto S. Paolo

FONTI
Riv. Giur. Sarda, 2004, 143 nota di CICERO

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Tempio Pausania 10 luglio 2003

 

Nel caso di una condotta dannosa di "mobbing" posta in essere nei confronti del lavoratore, l'onere probatorio a carico di questi è limitato alla prova del nesso di causalità tra gli eventi dannosi e l'espletamento della prestazione lavorativa. In questo caso, se il datore non dimostra di aver ottemperato all'obbligo di protezione dell'integrità psico-fìsica del lavoratore, sussistono i presupposti di legge per riconoscere al lavoratore la tutela dell'art. 2087 c.c..

Trib. Tempio Pausania 10-07-2003
F.A.N. c. Comune di Loiri Porto S. Paolo

FONTI
Riv. Giur. Sarda, 2004, 143 nota di CICERO1

 

 

IMPIEGO PUBBLICO - Competenza e giurisdizione - in genere
T.A.R. Liguria Sez.I 12 marzo 2003, n. 302

 

La controversia, instaurata da un pubblico impiegato, diretta ad ottenere dalla pubblica amministrazione il risarcimento del danno all'integrità psico-fisica, a causa di mobbing, derivante dalla situazione di disagio e dal comportamento presunto di colleghi, non rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in quando la lesione contestata non deriva da violazione del rapporto contrattuale, ossia l'azione proposta non si basa su un inadempimento specifico dell'amministrazione.

T.A.R. Liguria Sez.I 12-03-2003, n. 302
Marcellusi c. Ministero difesa

FONTI
Massima redazionale, 2003

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Milano 28 febbraio 2003

 

Si è in presenza di un comportamento qualificabile come mobbing quando le vessazioni psicologiche inflitte alla vittima nell'ambiente di lavoro siano idonee a ledere i beni della persona (quali la salute e la dignità umana) e siano attuate in modo duraturo e reiterato; costituisce mobbing la sottoposizione di una lavoratrice per vari mesi a controlli esasperati della sua attività di lavoro, a una serie di contestazioni e sanzioni disciplinari conseguenti a episodi di inesistente o scarsissima rilevanza disciplinare, nonché a frequenti aggressioni verbali consumate di fronte a terzi.

Trib. Milano 28-02-2003
Diana c. IVM Srl

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2003, 655

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Milano 28 febbraio 2003

 

In ipotesi di mobbing, stante la natura anche contrattuale dell'illecito, grava sul datore di lavoro l'onere di provare di aver ottemperato all'obbligo di protezione dell'integrità psicofisica e della dignità del lavoratore, mentre grava sul lavoratore l'onere di provare sia la lesione sia il nesso di causalità tra l'evento dannoso e l'espletamento della prestazione lavorativa.

Trib. Milano 28-02-2003
Diana c. IVM Srl

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2003, 655

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. S. Maria Capua Vetere (Decr.) 28 febbraio 2003

 

In ipotesi di mobbing, ai fini del raggiungimento della prova del nesso di causalità tra la patologia del lavoratore e le condizioni dell'ambiente di lavoro è sufficiente che l'evento consegua dalla causa in termini di alta probabilità.

Trib. S. Maria Capua Vetere (Decr.) 28-02-2003
Ric. Consorzio GeoEco s.p.a.

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2003, 655

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Milano 28 febbraio 2003

 

Una lettura costituzionalmente orientata del sistema di responsabilità civile alla luce degli artt. 2 e 29 Cost., consente di individuare in ipotesi di mobbing un autonomo spazio per il danno non patrimoniale inteso come danno esistenziale che si aggiunge al danno biologico in senso stretto ove provato, ovvero costituisce da solo l'ambito riparatorio, qualora a carico della vittima non sia ravvisabile l'insorgenza di una psicopatologia apprezzabile sotto il profilo clinico, ma solo una lesione della dignità personale.

Trib. Milano 28-02-2003
Diana c. IVM Srl

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2003, 656

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Como 22 febbraio 2003

 

Il "mobbing", ovvero quella situazione di disagio provocata al lavoratore dall'ambiente di alvoro, si compone di un elemento oggettivo, consistente in ripetuti soprusi posti in essere da parte dei superiori e, in particolare, in pratiche . di per sé legittime sebbene biasimevoli - dirette a danneggiare il lavoratore e a determinare l'isolamento all'interno del contesto lavorativo, e di un elemento psicologico a sua volta consistente, oltre che nel dolo generico - animus nocendi -, anche nel dolo specifico di nuocere psicologicamente al lavoratore, al fine di emarginarlo dal gruppo e allontanarlo dall'impresa. Incombe sull'attore l'onere di provare la realizzazione dei comportamenti mobbizzanti, la ricorrenza del dolo e l'effettività del danno, nonché il relativo nesso causale.

Trib. Como 22-02-2003
Bongiorno c. Minonzio e altri

FONTI
Mass. Giur. Lav., 2003, 328 nota di BERETTA

 

 

LAVORO (RAPPORTO) - Categoria, qualifica, mansioni - (mutamento di mansioni)
Trib. Pinerolo sez. lav. 6 febbraio 2003

 

È risarcibile il danno esistenziale patito dal lavoratore quale conseguenza del demansionamento e di comportamenti qualifica bili come mobbing, posti m essere dal datore di lavoro.

Trib. Pinerolo sez. lav. 06-02-2003
Candelo c. I.N.P.S.

FONTI
Giur. It., 2003, 2295 nota di VIGLIONE

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Torino 28 gennaio 2003

 

I caratteri identificativi del fenomeno mobbing - quali concordemente individuati nei vari ambiti in cui ci si è occupati del fenomeno - sono rappresentati da una serie ripetuta e coerente di atti e comportamenti materiali che trovano una ratio unificatrice nell'intento di isolare, di emarginare, e fors'anche di espellere, la vittima dall'ambiente di lavoro. Si tratta, quindi, di un processo, o meglio di una escalation, di azioni mirate in senso univoco verso un obiettivo predeterminato. Il quadro complessivo emerso dalle risultanze istruttorie non consente di affermare la sussistenza di una situazione di mobbing nei confronti della lavoratrice ricorrente.

Trib. Torino 28-01-2003
Palchetti c. Azimut s.p.a.

FONTI
Giur. piemontese, 2003, 92

 

 

SANITÀ E SANITARI - Cosmetici e detersivi
Cass. pen. sez. III 19 novembre 2002, n. 2427

 

Il termine mobbing designa, in campo etologico e sociologico, un fenomeno articolato consistente in una serie di atti e comportamenti vessatori, di tipo commissivo od omissivo - magari in sé leciti o da soli giuridicamente insignificanti, ma elementi rilevanti in una ottica complessiva - protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore, destinatario e vittima, da parte dei componenti del gruppo di lavoro in cui egli è inserito o del suo capo, caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione. Posto che, allo stato delle attuali esperienze, il fenomeno del mobbing provoca l'insorgere nel destinatario di disturbi eventualmente anche a sfondo psicotico, ovvero reazioni alle persecuzioni ed emarginazioni a carattere perfino illecito che possono condurre alle dimissioni o al licenziamento, un'ipotizzabile regolamentazione in materia può riguardare un triplice oggetto: la prevenzione e repressione dei comportamenti dei soggetti attivi del fenomeno, le misure di sostegno psicologico della vittima e, se del caso, le procedure di accesso alle necessarie terapie sanitarie, il regime delle condotte poste in essere per reazione dalla stessa vittima. Premesso che, in carenza di specifica normativa statale, la giurisprudenza prevalente riconduce le fattispecie di mobbing entro la previsione dell'art. 2087, c.c., concernente le misure che, a pena di responsabilità, l'imprenditore deve adottare a tutela dell'integrità fisica e morale del prestatore, la materia riguardata dal fenomeno, valutato nella sua complessità anche alla luce degli atti normativi interni e comunitari, è riconducibile, sotto il profilo della regolazione degli effetti sul rapporto di lavoro, all'ordinamento civile di cui all'art. 117, comma 2, lett. l), Cost., nonché, comunque, all'esigenza di salvaguardia della dignità e dei diritti fondamentali del lavoratore, a mente degli artt. 2 e 3, Cost., mentre, per gli aspetti incidenti sulla salute fisio-psichica del lavoratore, rientra, ai sensi dell'art. 117, comma 3, nella tutela e sicurezza del lavoro ed in quella della salute, cui la prima tutela si collega.

Cass. pen. sez. III 19-11-2002, n. 2427
R. e altri

FONTI
Studium juris, 2003, 994 nota di MAGNINI

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
App. Torino 12 novembre 2002

 

Per dimostrare la sussistenza del c.d. mobbing occorre in primo luogo dimostrare l'esistenza dei comportamenti "mobbizzanti", quindi procedere a dimostrare l'esistenza di una patologia ed infine il nesso di causalità tra comportamenti e malattia.

App. Torino 12-11-2002
Mourglia c. ASL 10-Azienda sanitaria locale

FONTI
Giur. piemontese, 2004, 80

 

 

LAVORO (RAPPORTO) - Indennità - di ferie non godute
Cass. civ. sez. lav. 8 novembre 2002, n. 15749

 

L'iscrizione in bilancio di una posta di debito imputata a ferie non godute da parte di un dirigente e sufficiente a giustificare un'indennità a favore di quest'ultimo, a nulla rilevando il fatto che i dirigenti abbiano il potere di attribuirsi il periodo di ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro.È configurabile alla stregua di illecito risarcibile il comportamento del datore di lavoro che si traduca in disposizioni gerarchiche rivolte al dipendente al fine di indurlo ad atti contrari alla legge, potendo integrare tale comportamento una violazione del dovere di tutelare la personalità morale del prestatore di lavoro, imposta al datore di lavoro dall'art. 2087 del codice civile Tale profilo, riconducibile al fenomeno del mobbing, non deve essere confuso con la risarcibilità del danno morale ai sensi dell'art. 2059 del codice civile e 185 del codice penale, essendo la prima una responsabilità di natura contrattuale mentre la seconda extracontrattuale e presupponente l'esistenza di un reato. II rifiuto esplicito, da parte di un dipendente, all'iscrizione di voci di bilancio a causa di dubbi circa la loro regolarità da un punto di vista contabile e fiscale non rappresenta una mancanza di collaborazione tale da originare un venir meno del vincolo fiduciario e quindi la configurabilità di una giusta causa di licenziamento, mancando anche l'elemento tipico della cosiddetta "giustificatezza" che si traduce in assenza di arbitrarietà ed e assoggettata ai limiti generali di buona fede e correttezza e ai divieti generali di discriminazione e abuso di diritto.

Cass. civ. sez. lav. 08-11-2002, n. 15749
Marangoni c. Aurora 2000

FONTI
Impresa, 2003, 163

 

 

COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIV. - Giurisdizione - del giudice ordinario e del giudice amministrativo
App. Trento 19 settembre 2002

 

Le controversie in materia di pubblico impiego riguardanti fatti successivi al 30 giugno 1998 rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario secondo quanto disposto dall'art. 45, D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80. Se si tratta di una controversia in tema di mobbing, è il momento in cui il lavoratore ha percepito il mobbing ad essere rilevante per l'individuazione della giurisidizione.

App. Trento 19-09-2002
istituto Agrario di San Michele all'Adige c. Bressan

FONTI
Massima redazionale, 2004

 

 

LIBERTA` INDIVIDUALE (DELITTI)
Trib. Taranto 7 marzo 2002

 

Si configura il reato di tentata violenza privata, ex art. 610 c.p., nell'ipotesi in cui il comportamento dell'agente determina nel soggetto passivo, attraverso la costante pressione di una minaccia più o meno velata, una condizione patologica caratterizzata da una sensazione di timore, associata a segni somatici indicativi di iperattività del sistema nervoso autonomo, tale da sfociare poi in una sindrome postraumatica da stress (c.d. mobbing), quando l'esposizione all'evento traumatico dura oltre sei mesi.

Trib. Taranto 07-03-2002
Riva e altri

FONTI
Riv. Pen., 2002, 700

 

 

INFORTUNI SUL LAVORO - Tutela delle condizioni di lavoro
Trib. Milano 11 febbraio 2002

 

Con l'espressione "mobbing" si intende una successione di fatti e comportamenti posti in essere dal datore di lavoro con intento emulativo ed al solo scopo di recare danno al lavoratore, rendendone penosa la prestazione, condotto con frequenza ripetitiva ed in un determinato arco temporale sufficientemente apprezzabile e valutabile. Non costituiscono, pertanto, "mobbing" quei comportamenti del datore che sono giustificati o da oggettive situazioni aziendali di dissesto (come la richiesta di restituzione di una costosa macchina aziendale), ovvero da gravi inadempimenti contrattuali del dipendente.

Trib. Milano 11-02-2002
Montani c. Soc. Croma e altri

FONTI
Lavoro nella Giur., 2002, 1112

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Como 22 maggio 2001

 

Il mobbing aziendale è collettivo e comprende l'insieme di atti ciascuno dei quali è formalmente legittimo ed apparentemente inoffensivo. Sotto l'aspetto soggettivo il mobbing deve contenere il dolo nell'accezione di volontà di nuocere, o infastidire, o svilire un compagno di lavoro. La fattispecie è inoltre caratterizzata dal dolo specifico, volto all'allontanamento del mobbizzato dall'impresa.

Trib. Como 22-05-2001
Buongiorno c. Minozio

FONTI
Orient. Giur. Lav., 2001, I, 277 nota di QUARANTA

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Como 22 maggio 2001

 

Il "mobbing" aziendale, per cui potrebbe sussistere la responsabilità contrattuale del datore di lavoro è collettivo e comprende l'insieme di atti ciascuno dei quali è formalmente legittimo ed apparentemente inoffensivo; inoltre deve essere posto con il dolo specifico quale volontà di nuocere, o infastidire, o svilire un compagno di lavoro, ai fini dell'allontanamento del mobbizzato dall'impresa.

Trib. Como 22-05-2001
Bongiorno c. Minozio

FONTI
Lavoro nella Giur., 2002, 73

 

 

INFORTUNI SUL LAVORO - Tutela delle condizioni di lavoro
Trib. Venezia 26 aprile 2001

 

La mancanza nell'ordinamento di una fattispecie legale di "mobbing" non consente l'unificazione delle domande di risarcimento per i danni da dequalificazione professionale che non possono, pertanto, essere imputati a un illecito contrattuale permanente originato da comportamenti persecutori sistematici. Il risarcimento dei danni da dequalificazione professionale, quindi, va valutato considerando distintamente i danni originati da violazione di diritti già riconosciuti dall'ordinamento e la prescrizione di ogni singolo diritto al risarcimento decorre dalla manifestazione del danno.

Trib. Venezia 26-04-2001
Marusso c. Cassa risp. Venezia

FONTI
Riv. Giur. Lav., 2002, II, 88 nota di CIMAGLIA

 

 

DANNI IN MATERIA CIV. E PEN. - Danno - non patrimoniale
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

Il datore di lavoro risponde in via contrattuale ed extracontrattuale del danno esistenziale patito dal lavoratore che risulti vittima di un comportamento persecutorio qualificabile in termini di "mobbing" alla stregua dei requisiti richiesti dalla psicologia del lavoro internazionale e nazionale.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas c. Banca naz. agr. e Banca Antoniana pop.

FONTI
Resp. Civ. e Prev., 2001, 1018 nota di ZIVIZ

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

Il risarcimento del danno da "mobbing" qualora non abbia dato luogo a una vera e propria invalidità psicofisica, deve essere liquidato in via equitativa con riferimento al concetto di danno esistenziale.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas c. Banca Antoniana pop.

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2001, 411 nota di GRECO
Riv. It. Dir. Lav., 2001, II, 728 nota di VINCIERI

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

In ipotesi di "mobbing" laddove la responsabilità del datore di lavoro ha fonte sia contrattuale ex art. 2087 c.c. sia extracontrattuale ex art. 2043 c.c., il regime di ripartizione dell'onere della prova è quello più favorevole al dipendente e pertanto quello contrattuale; conseguentemente spetta al datore di lavoro dimostrare di aver posto in essere tutte le misure necessarie per tutelare l'integrità psico-fisica del dipendente, mentre spetta al lavoratore dimostrare l'esistenza del nesso causale tra l'evento lesivo e il comportamento del datore di lavoro.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas c. Banca Antoniana pop.

FONTI
Riv. Critica Dir. Lav., 2001, 411 nota di GRECO
Riv. It. Dir. Lav., 2001, II, 728 nota di VINCIERI

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

Il mobbing - riconducibile a quel comportamento reiterato nel tempo da parte di una o più persone, colleghi o superiori della vittima, teso a respingere dal contesto lavorativo il soggetto mobbizzato che a causa di tale comportamento in un certo arco di tempo subisce conseguenze negative anche di ordine fisico - deve individuarsi in base ai requisiti richiesti dalla psicologia del lavoro internazionale e nazionale. Tale fenomeno può dar luogo ad un danno esistenziale o danno alla vita di relazione, di natura sia contrattuale che extracontrattuale, che si realizza ogniqualvolta il lavoratore venga aggredito nella sfera della dignità senza che tale aggressione offra sbocchi per altra qualificazione risarcitoria. Il predetto danno da liquidarsi in via equitativa, ai sensi degli art. 1226 e 2056 c.c., può essere rapportato alla durata della condotta pregiudizievole e ad una percentuale della retribuzione percepita.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas e Bongiorno c. Banca naz. agr. e Minozio

FONTI
Lavoro nella Giur., 2002, 73

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

E' illegittimo, per riconducibilità della condotta del datore di lavoro al fenomeno del "mobbing", il provvedimento con il quale l'azienda dispone il trasferimento del dipendente presso una sede secondaria della medesima, non ricorrono infatti i presupposti oggettivi che giustificano, in base all'art. 2103 c.c., il provvedimento in questione, nè rileva, in proposito, il ricorso alla libera iniziativa economica dell'imprenditore. Pertanto grava sul datore di lavoro l'obbligo di reintegrare il lavoratore nella originaria sede di lavoro con conseguente attribuzione delle mansioni precedentemente svolte, o di altre equivalenti.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas c. Banca naz. agr. e altri

FONTI
Riv. Giur. Lav., 2002, II, 103 nota di FODALE

 

 

INFORTUNI SUL LAVORO - Tutela delle condizioni di lavoro
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

Comportamenti vessatori messi in atto dal datore di lavoro e per esso da chi si trova in posizione di supremazia rispetto alla vittima, integrano il c.d. "mobbing" (sub. specie di "bullyng"): circostanze quali l'ingiustificato trasferimento, il demansionamento, il difetto di confronto con i superiori, l'eliminazione di particolari "status", il sistematico disconoscimento datoriale possono determinare, quale conseguenza, una sintomatologia psico-somatica sino a pregiudicare le condizioni di salute, realizzando con il chè un danno esistenziale ogni qual volta il lavoratore venga aggredito nella sfera della dignità senza che tale aggressione offra sbocchi per altra qualificazione risarcitoria, la cui quantificazione, nell'ambito di una valutazione equitativa del danno inferto o della sofferenza subita è legata ai parametri del tempo e della retribuzione.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas c. Banca naz. agr. e altri

FONTI
Giur. lav., 2001, 103 nota di GALLOTTI

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

La fattispecie del "mobbing" - costituente violazione dell'obbligo di sicurezza gravante sul datore di lavoro a norma dell'art. 2087 c.c. - non si configura in qualsiasi caso di vessazione ai danni del lavoratore, ma soltanto nel caso in cui l'insieme dei comportamenti vessatori presenti i connotati indicati dalla psicologia del lavoro internazionale e nazionale.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas c. Banca naz. agr. e altri

FONTI
Riv. It. Dir. Lav., 2002, II, 521 nota di PARPAGLIONI

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

La responsabilità risarcitoria gravante sul datore di lavoro per il danno psico-fisico subito dal lavoratore in conseguenza di comportamenti vessatori nei quali si configuri la fattispecie del "mobbing" ha natura al tempo stesso contrattuale ed extracontrattuale. Ne consegue, sul piano processuale, l'applicabilità della disciplina dell'onere probatorio più favorevole al lavoratore ricorrente.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas c. Banca naz. agr. e altri

FONTI
Riv. It. Dir. Lav., 2002, II, 521 nota di PARPAGLIONI

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Forlì 15 marzo 2001

 

II lavoratore che abbia subito vessazioni costituenti "mobbing" ha diritto al risarcimento del danno esistenziale, o danno alla vita di relazione, che si configura ogniqualvolta il lavoratore venga aggredito nella sfera della dignità senza che tale aggressione offra sbocchi per altra qualificazione risarcitoria.

Trib. Forlì 15-03-2001
Mulas c. Banca naz. agr. e altri

FONTI
Riv. It. Dir. Lav., 2002, II, 521 nota di PARPAGLIONI

 

 

COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIV. - Giurisdizione - del giudice ordinario e del giudice amministrativo
Cons. Stato Sez.V 6 dicembre 2000, n. 6311

 

Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia concernente il risarcimento del danno biologico da "mobbing", anche nel caso in cui tale controversia riguardi la materia dei pubblici servizi, posto che l'art. 33, comma 2, lett. e), d.lg. 31 marzo 1998, n. 80, nel testo modificato dalla l. 21 luglio 2000, n. 205, esclude dalla giurisdizione amministrativa le controversie meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona o a cose.

Cons. Stato Sez.V 06-12-2000, n. 6311
L. e L.A. c. Asl n. 5 Crotone e Asl KR/5

FONTI
Giur. It., 2001, 1048

 

 

IMPIEGO PUBBLICO - Competenza e giurisdizione - in genere
Cons. Stato sez. V 6 dicembre 2000, n. 6311

 

La domanda volta al riconoscimento del danno derivante da illecito civile ai sensi dell'art. 2043 c.c., con la quale un dipendente denuncia la lesione del diritto alla salute derivante da attività di mobbing esercitata nei suoi confronti esula dalla giurisdizione amministrativa e va proposta avanti al giudice ordinario. Dopo l'entrata in vigore del d.lg. 31 marzo 1998 n. 80, la domanda con la quale un dipendente di Asl denuncia la lesione del diritto alla salute derivante da attività di mobbing esercitata nei suoi confronti nell'ambito del rapporto di servizio, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Ai sensi dell'art. 33, comma 2, lett. e), d.lg. 31 marzo 1998 n. 80, come modificato dalla l. 21luglio 2000 n. 205, nell'ambito dei pubblici servizi restano devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona o a cose.

Cons. Stato sez. V 06-12-2000, n. 6311
L. e L.A. c. Asl n. 5 Crotone e Asl KR/5

FONTI
Ragiusan, 2001, f. 201, 342

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Milano 16 novembre 2000

 

Non è configurabile un danno psichico del lavoratore, del quale il datore di lavoro sia obbligato al risarcimento, conseguente ad una allegata serie di vicende persecutorie lamentate dal lavoratore stesso (c.d. "mobbing"), qualora non venga offerta rigorosa prova del danno e della relazione causale fra il medesimo ed i pretesi comportamenti persecutori, che tali non possono dirsi qualora siano riferibili alla normale condotta imprenditoriale funzionale all'organizzazione produttiva.

Trib. Milano 16-11-2000
Giannetto c. Soc. Esselunga

FONTI
Orient. Giur. Lav., 2000, I, 962

 

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - Mobbing
Trib. Milano 20 maggio 2000

 

Non è configurabile un danno psichico del lavoratore, del quale il datore di lavoro sia obbligato al risarcimento, conseguente ad una allegata serie di vicende persecutorie lamentate dal lavoratore stesso (c.d. "mobbing"), qualora l'assenza di sistematicità, la scarsità degli episodi, il loro oggettivo rapportarsi alla vita di tutti i giorni all'interno di una organizzazione produttiva, che è anche luogo di aggregazione e di contatto (e di scontro) umano, escludano che i comportamenti lamentati possano essere considerati dolosi.

Trib. Milano 20-05-2000
Soc. Junghans Italia c. Bighi

FONTI
Orient. Giur. Lav., 2000, I, 958
Lavoro nella Giur., 2001, 367 nota di NUNIN

 

 

DANNI IN MATERIA CIV. E PEN. - Danno - biologico
Trib. Milano 20 maggio 2000

 

Il fatto che il "mobbing" sia stato oggetto di attenzioni sociologiche e anche televisive non lo rende insensibile alle regole che vigono in campo giuridico allorquando ad esso si vogliono collegare conseguenze in termini di risarcimento del danno. In questa prospettiva occorre che chi invoca tale fatto come produttivo di danno ne provi l'esistenza e ne dimostri la potenzialità lesiva. (Nella specie il tribunale riformando la decisione di primo grado ha stabilito che l'assenza di sistematicità, la scarsità degli episodi, il loro oggettivo rapportarsi alla vita di tutti i giorni all'interno di un'organizzazione produttiva che è anche luogo di aggregazione e di contatto (e di scontro) umano esclude che i comportamenti lamentati possano essere considerati dolosi. Solo tale carattere potrebbe rendere risarcibile un danno che - secondo esperienza comune - è davvero imprevedibile (art. 1225 c.c.) siacon riferimento all'oggettività dei fatti ritenuti lesivi, sia alla reattività del soggetto cui sono rivolti).

Trib. Milano 20-05-2000
Soc. Junghans Italia c. Bighi

FONTI
Resp. Civ. e Prev., 2001, 673 nota di D. F.

 

 

LIBERTA` INDIVIDUALE (DELITTI)
Trib. Milano 20 maggio 2000

 

Il fatto che il "mobbing" sia stato oggetto di attenzioni sociologiche e anche televisive non lo rende insensibile alle regole che vigono in campo giuridico allorquando ad esso si vogliono collegare conseguenze in termini di risarcimento del danno. In questa prospettiva occorre che chi invoca tale fatto come produttivo di danno ne provi l'esistenza e ne dimostri la potenzialità lesiva. (Nella specie il tribunale, riformando la decisione di primo grado, ha stabilito che l'assenza di sistematicità, la scarsità degli episodi, il loro oggettivo rapportarsi alla vita di tutti i giorni all'interno di un'organizzazione produttiva che è anche luogo di aggregazione e di contatto (e di scontro) umano esclude che i comportamenti lamentati possano essere considerati dolosi. Solo tale carattere potrebbe rendere risarcibile un danno che - secondo esperienza comune - è davvero imprevedibile (art. 1225 c.c.) siacon riferimento all'oggettività dei fatti ritenuti lesivi, sia alla reattività del soggetto cui sono rivolti).

Trib. Milano 20-05-2000
Sov. Junghans it. e Soc. Junghans it. c. Bighi

FONTI
Riv. It. Medicina Legale, 2002, 679 nota di INTRONA

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Cass. civ. Sez.lav. 2 maggio 2000, n. 5491

 

Il lavoratore che sia vittima di comportamenti "persecutori" da parte del datore di lavoro ha diritto al risarcimento del cosiddetto "danno biologico" (ad es. disturbi al sistema nervoso) ma deve dimostrare l'esistenza di un "nesso causale" tra il comportamento del datore di lavoro ed il pregiudizio alla propria salute. Questo il principio stabilito dalla sezione lavoro della Corte di cassazione, che ha affrontato il caso di un lavoratore, impegnato nell'attività sindacale, che lamentava di aver subito un comportamento persecutorio da parte del datore di lavoro, che gli aveva spesso inflitto sanzioni risultate poi illegittime, ostacolando in ogni modo e quotidianamente la sua attività; questo aveva determinato l'insorgenza di disturbi nervosi con somatizzazioni (nausea, vomito, dolori epigastrici), per cui il dipendente aveva chiesto il risarcimento del danno biologico. Ilpretore gli aveva dato ragione, ma la decisione era stata riformata in secondo grado, e per questo motivo l'uomo era ricorso in Cassazione. La S.C. ha però rigettato la domanda, ritenendo che il lavoratore non avesse provato l'esistenza di un rapporto di causalità tra la condotta del datore di lavoro e il danno alla salute. In particolare, il lavoratore non lamentava un danno biologico subito a causa di un unico comportamento eclatante (come, ad es., un infortunio sul lavoro) ma un danno derivante da una "attività persecutoria" fatta di piccoli dispetti quotidiani: in tali casi, la prova del nesso causale tra il "mobbing" e il pregiudizio alla salute è piuttosto difficile da fornire.

Cass. civ. Sez.lav. 02-05-2000, n. 5491
Casarolli c. Soc. Ansaldo ind.

FONTI
Lavoro nella Giur., 2000, 830 nota di NUNIN

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
App. Torino 21 febbraio 2000

 

Costituisce causa di addebito della separazione il comportamento del marito che assuma in pubblico atteggiamenti di "mobbing" nei confronti della moglie, ingiuriandola e denigrandola, offendendola sul piano estetico, svalutandola come moglie e come madre.

App. Torino 21-02-2000
T. c. S.

FONTI
Foro It., 2000, I, 1555 nota di DE ANGELIS
Famiglia e Diritto, 2000, 475 nota di DELCONTE

 

 

LAVORO (RAPPORTO) - Licenziamento - per giusta causa
Cass. civ. Sez.lav. 8 gennaio 2000, n. 143

 

E' esente da vizi logici e sorretta da motivazione congrua e coerente la decisione del giudice di merito in base alla quale accuse non provate di "mobbing" giustificano il licenziamento ex art. 2119 c.c. per il venir meno del rapporto fiduciario fra le parti.

Cass. civ. Sez.lav. 08-01-2000, n. 143
Filonardi c. Soc. Henkel

FONTI
Dir. Lav., 2001, II, 3 nota di FOGLIA

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Torino 30 dicembre 1999

 

Il c.d. mobbing, ossia il comportamento tenuto dal datore di lavoro nei confronti del lavoratore e consistente in ripetuti soprusi tendenti ad isolarlo e, nei casi più gravi anche ad espellerlo, è illecito ed obbliga il datore di lavoro a risarcire il danno biologico e da dequalificazione professionale, subiti dal dipendente a causa di tale comportamento.

Trib. Torino 30-12-1999
Stomeo e altri c. Soc. Ziliani

FONTI
Gius, 2000, 1079
Danno e Resp., 2000, 406

 

 

RESPONSABILITA` CIVILE - Mobbing
Trib. Torino 30 dicembre 1999

 

Il datore di lavoro è tenuto, ex art. 32 cost. e art. 2087 c.c., nonchè ex art. 2103 c.c., al risarcimento del danno psichico e del danno da dequalificazione subiti dal dipendente rimasto vittima di pratiche di "mobbing" (nella specie, è stato ritenuto fonte di responsabilità il comportamento del datore di lavoro, che, dopo avere fatto pressione sulla dipendente affinchè rassegnasse le dimissioni, l'aveva sostituita con un'altra impiegata, trasferendola dagli uffici amministrativi al magazzino, con variazione "in peius" delle mansioni).

Trib. Torino 30-12-1999
Stomeo e altri c. Soc. Ziliani

FONTI
Lavoro nella Giur., 2000, 832 nota di NUNIN
Riv. Critica Dir. Lav., 2000, 378

 

 

INFORTUNI SUL LAVORO - Responsabilità civile del datore di lavoro - in genere
Trib. Torino 11 dicembre 1999

 

E' configurabile il "mobbing" in azienda nell'ipotesi in cui il dipendente sia oggetto ripetuto di soprusi da parte dei superiori, volti ad isolarlo dall'ambiente di lavoro e, nei casi più gravi, ad espellerlo, con gravi menomazioni della sua capacità lavorativa e dell'integrità psichica.

Trib. Torino 11-12-1999
Stomeo e altri c. Soc. Ziliani

FONTI
Foro It., 2000, I, 1555 nota di DE ANGELIS

 

 

 

 

 

 

 
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12/09/2010 ultimo aggiornamento